Il mondo “essere umano” è immensamente affascinante e fascinoso ma altrettanto complesso; per me lo è, credo da sempre. Ho iniziato a incuriosirmi per la mente umana che ero una ragazzina, poi ho cominciato a comprendere che vi era un legame profondo tra mente e corpo…
Mi sono iscritta a numerosi corsi, ho frequentato ambienti “di sapere” e molti più esperienziali, spingendomi spesso in ciò che non si vede con gli occhi, come direbbe qualcuno, immergendomi dentro aspetti dell’anima che avevo trovato tra le righe di libri poco conosciuti.
Il sentire…
Nonostante tutta questa conoscenza ed esperienze “fuori dal mentale”, spesso durante le situazioni della mia vita ho faticato a staccare davvero la mente, mi ponevo nella situazione di voler assolutamente CAPIRE, indagando con la logica. Capire il perché, le ragioni, la dinamica, forse – lo ammetto – averne anche il controllo e, sì, spesso ho schiacciato il “sentire” in favore del vedere con gli occhi posizionati nel cranio e affidandomi anche ciecamente a volte alla mente. Non saprei spiegare fino in fondo, difficile a dirsi per come conduco la quotidianità, ma…
Ogni volta che invece ho sedato la mente e mi sono affidata al sentire, a questo pazzesco e innato sesto senso che mi vive dentro, ho avuto conferme a sensazioni davvero inimmaginabili, chiare risposte a domande che stavano lì da molto e risultati che per la mente umana potrebbero essere definiti “miracolosi”.
Vittoria – detta anche la “fatina” – giorni fa, dopo che le ho detto che stavo “ricostruendo un pezzo della mia infanzia”, mi ha risposto: ”Allenati a sentire più a che a voler capire/ricordare…” e aveva ragione!
Stamattina era in barca e mentre le vedevo brillare gli occhi, sono tornata indietro con la mente a tempo fa… molto tempo… Avevo meno di 30 anni. Sono poche le persone che sanno – i miei meccanismi di non condivisione/protezione (tu non sai così non mi poni domande…) – che a 23 anni ho comprato una barca. Una bella barca bimotore, cabinata, ci vivevo quattro mesi all’anno! Quelli che mi frequentano sanno che dico “in una delle mie mille vite…”
Amavo il senso di libertà che ti offre lo stare a piedi nudi sul legno tra le onde, nel mezzo del nulla durante una traversata… Però quel periodo è sempre stato per me uno dei miei “momenti bui”, avevo deciso con la mente che quegli anni fossero stati solo oscuri e avevo messo a tacere il sentire.
In questi mesi sto scrivendo una sorta di nuova narrazione della mia vita, il 2025 è stato un anno molto intenso e che mi ha messa dentro turbinii e sfide che non avrei mai immaginato…
E… in questi giorni di scavo nuovamente profondo c’è stato un momento in cui ho affermato: “C’è qualcosa di rotto dentro me e finché non sarò in grado di…” Mentre lo dicevo ho avuto i brividi, qualcosa strideva ma…
Capire/ricordare e non sentire…
Questa mattina, mentre ero sul mio tappetino, seduta a gambe incrociate su un cuscino meraviglioso che porta l’immagine del settimo chakra (Sahasrara), è arrivata una frase e mi sono sentita completamente immersa nell’energia universale dell’Uno…
Sentire…
“Io non sono rotta” mentre portavo una mano a una delle mie cicatrici fisiche, “io sono Kintsugi. Io ho scelto tutto questo semplicemente per evolvere e…”
Il respiro si è fatto ancora più lento, è come se mi avesse pervasa la pace, come se la Terra mi inghiottisse e le mie radici e le sue divenissero un tutt’uno.
Quella frase che sento molto mia da tempo – che però a volte cerca ancora conferme – quel “è tutto perfetto” ha avuto un senso non più nella mente, ma nella parte più profonda, quella animica e anche in ogni cicatrice visibile e non visibile…
Sono sempre stata convinta che questa mia incarnazione fosse intensa, che avessi scelto determinati genitori, cammini, viaggi e persone con un motivo preciso, ma a volte… A volte… è stato difficile e anche doloroso spostare la responsabilità di tutto su di me e non puntare più il dito verso o contro qualcuno o qualcosa…
Nel momento in cui le cose non vanno come vorremmo o stiamo vivendo situazioni che riteniamo dolorose o che non ci piacciono, siamo portati a cercarne le ragioni fuori, incarnandole in persone o cose che sono distinte da noi stessi. Non ci assumiamo la responsabilità, ci risulta facile incazzarci con il fato, con un dio qualunque o con Tizio per quello che è successo o sta succedendo…
Puntiamo il dito e ci nascondiamo dietro quel dito.
Beh… siamo il risultato di ciò che scegliamo e la nostra mente si plasma su questo, i nostri comportamenti si plasmano sui nostri tracciati appresi o riscritti… quindi perché cercare di capire e non abbandonarmi al sentire?
“Non sono rotta ma un Kintsugi perfettamente imperfetto!”
E mentre lo penso, sento di oltrepassare una “nuova porta della mia esistenza” in modo consapevole, completo, denso di qualcosa di profondo, ma anche leggero e che non puoi vedere se non con gli occhi del cuore…
Allenati a sentire più a che a voler capire/ricordare…
Non siamo rotti, anche nelle avversità e nei buchi neri più profondi stiamo semplicemente facendo esperienza e stiamo ritrovando pezzi di noi che andremo a ricomporre con quell’oro che li terrà insieme rendendoci unici e speciali, come la tecnica Kintsugi ricorda.
Non siamo rotti, non possiamo romperci se siamo qui, stiamo solo ritrovando i pezzi del puzzle per arrivare a essere bellezza pura in questa vita.
Mentre esco dal mio stato meditativo, riaprendo gli occhi, il mio sguardo si posa sul pezzo di puzzle che ho tatuato al polso sinistro…
Io non sono rotta… è semplicemente tutto perfetto.
In cuffia: Ayla Schafer – Wisdom of the invisible”


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